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HR Today Research: “Sfatare un mito – il mercato del lavoro svizzero e gli over 50”

By 6. Aprile 2020 No Comments

Sfatare un mito – il mercato del lavoro svizzero e gli over 50

Dr. Pascal Scheiwiller,
CEO presso von Rundstedt & Partner Schweiz AG

Peter G. è un esperto bancario. Ha lavorato per quasi 15 anni nell’asset managment di una grande banca, ma afferma di conoscere ogni dettaglio del settore bancario. Ripercorrendo il suo passato, una volta completato l’apprendistato ha svolto mansioni in diversi settori, iniziando dai prestiti, consulenza privata, consulenza aziendale e private banking, fino ad arrivare all’asset management. Per un periodo di circa due anni ha lavorato anche in un recovery team presso una banca cantonale. Oggi Peter ha 55 anni. Tre anni fa gli sono state comunicate le dimissioni, e da allora è disoccupato. Nonostante le svariate candidature sia spontanee che per posizioni aperte, raramente è stato ricontattato per un colloquio conoscitivo. Ha aperto diversi profili sulle varie piattaforme di ricerca lavoro ma non sono stati di alcuna utilità, così come le candidature spontanee che o non ricevono alcuna risposta, oppure vengono rifiutate con la classica frase di cortesia. Di recente Peter ha iniziato ad inviare candidature non solo nel settore bancario e assicurativo, ma anche in aree, settori e lavori ben differenti da quello di appartenenza. Ha praticamente abbandonato qualsiasi pretesa salariale, dicendosi soddisfatto anche con uno stipendio di CHF 5,000 al mese. Vorrebbe anche apprendere nuove competenze e intraprendere un percorso lavorativo differente. Ma nulla sembra muoversi in suo favore. I suoi contatti sociali diminuiscono e non partecipa quasi mai ad eventi pubblici. Cosa potrebbe raccontare di sé alle persone? La sua famiglia si fa sempre più impaziente, mentre disperazione e frustrazione iniziano ad insinuarsi nella sua quotidianità. Per Peter la situazione è chiarissima: una volta compiuti i 50 anni, il mercato del lavoro diventa un deserto arido.

Tutti si lamentano

Storie come quella di Peter sono all’ordine del giorno. Sarebbe comunque troppo semplicistico riassumere il tutto dicendo che il mercato del lavoro svizzero ha un problema nella gestione degli over 50. Infatti, non è l’unica categoria a sentirsi in difetto rispetto ad altre. I giovanissimi, neolaureati o neodiplomati, lamentano la stessa difficoltà nell’accedere al mondo del lavoro. Le imprese ne criticano la mancanza di esperienza e un morale basso, e non valorizzano come dovrebbero gli anni investiti nello studio. Anche le donne si lamentano di non essere prese in considerazione per posizioni di prestigio e funzioni di rilievo. Inoltre, le dipendenti tra i 30 e i 40 anni subiscono le pressioni dei superiori che temono una possibile gravidanza. E cosa dicono invece i nativi Svizzeri in riferimento al loro stesso mercato del lavoro? Anche loro si sentono svantaggiati ed esposti ad un’ingiusta competizione. La loro naturale e giustificata aspettativa salariale alta viene costantemente mandata al ribasso a causa dei lavoratori stranieri che accettano incarichi sottopagati. Dal canto loro, gli stranieri riscontrano problemi linguistici, dettati da un mancato utilizzo dell’inglese commerciale da parte dei datori di lavoro svizzeri. Per non considerare i tanti lavoratori svizzeri con un basso livello di formazione, che si lamentano dell’attuale ossessione per le lauree, che rende difficile ottenere un lavoro “normale” senza un Bachelor o un Master. I sindacati criticano le imprese per la fissazione sulla produttività e l’indifferenza verso le persone più difficoltose. E la lista è ancora lunga. Sembrerebbe esserci una caccia costante alle ingiustizie per potersi costantemente lamentare delle varie discriminazioni. Al posto di focalizzarsi sui problemi individuali, le persone cercano di scovare complotti, e richiedono regole e sanzioni. E’ più facile mettere in dubbio il sistema come ente unico, anche se tutto sommato le cose non vanno poi così male. Quindi, si può veramente dire che il mercato del lavoro svizzero abbia un problema con gli over 50? O possiamo piuttosto affermare che per alcuni di loro il problema risiede altrove?

I fatti

Prima di rispondere alla domanda, vorrei riportare qualche dato a supporto di quanto detto.

I numeri che smentiscono un possibile problema strutturale per gli over 50:

  • In Svizzera la percentuale di mercato composto da over 50 è dell’80-81% (2019), che posiziona lo Stato ai vertici – quinto posto – dell’OECD. In Europa, solo la Svezia ha una percentuale maggiore.
  • Secondo il barometro del mercato del lavoro di von Rundstedt, nel 2019 in Svizzera la percentuale di dimissioni per gli over 50 era del 31%, quasi la stessa (30%) della popolazione generale. Ne consegue che il rischio di perdere il lavoro è nella media. Non si può dire lo stesso di coloro che hanno tra i 40 e i 50 anni, dove la percentuale di dimissioni è del 42%, significativamente maggiore rispetto al 26% della rispettiva quota di mercato.
  • Secondo le statistiche SECO, nel 2019 il tasso di disoccupazione per gli over 50 era nella media rispetto allo stesso tasso per altre fasce di età. Tra le persone over 50, 2.1% sono state registrate come disoccupate (su un totale di 2.3%). Secondo ILO, il tasso di disoccupazione degli over 50 è pari al 4%, anche questo al di sotto della media generale (4.4%), e il tasso di sottoimpiego è pari al 7.7%, leggermente maggiore rispetto alla media (7.3%). Quindi, unendo i tassi di disoccupazione e sottoimpiego per questa categoria si raggiunge l’11.7%, esattamente lo stesso tasso della Svizzera se considerata come un tutt’uno.
  • Considerando i cambiamenti demografici, la percentuale di lavoratori over 50 sta aumentando rispetto alle altre fasce di età. Quindi, se il tasso di disoccupazione dovesse rimanere invariato, il numero assoluto di over 50 disoccupati aumenterebbe, generando una percezione distorta della realtà.
  • Le discussioni sulla stampa e sui social media si focalizzano principalmente sulle persone colpite direttamente. La gran maggioranza, senza difficoltà immediate, resta nell’ombra. Anche questo genera una percezione distorta.
  • Il barometro del mercato del lavoro di von Rundstedt mostra che gli over 50 impiegano in media più tempo a trovare una nuova posizione lavorativa, ma anche la varianza è decisamente più alta. Questo implica che molti di loro trovino un nuovo impiego in veramente poco tempo.

I dati a conferma di un problema strutturale per gli over 50 affermano invece che:

  • Il tasso di occupazione per le persone tra i 55 e 64 anni è del 76%, decisamente inferiore a quello delle persone tra i 40 e 54 (91%).
  • Il numero di persone che sono state licenziate recentemente è significativamente più alto in questa fascia di età che in altre (BFS statistics 2019).
  • La percentuale di over 50 rispetto alla totalità di coloro che hanno dato le dimissioni è sopra la media. Tra il 2002 e il 2005 erano meno del 20%, ma negli ultimi 15 anni è aumentato fino a superare il 30% (secondo Amstat). E’ maggiore rispetto alla quota dei dipendenti per la stessa categoria d’età. Ciò che più stupisce è il trend: la forte crescita degli ultimi anni è un evidente segnale di una problematica strutturale.
  • La ricerca di lavoro degli over 50 dura sicuramente di più rispetto a quella di persone più giovani. Secondo il barometro del mercato del lavoro di von Rundstedt del 2019, la durata media è di 7.8 mesi, decisamente maggiore rispetto ai 5.8 mesi di media del totale. E questa differenza è in aumento.
  • Un sondaggio della comunità HR redatto da HR Today Research del 2019 (con 1575 partecipanti) mostra che la maggioranza dei manager HR (72%) pensa che gli impiegati over 50 siano discriminati in riferimento a questioni lavorative. Ciononostante, questi dati dovrebbero essere considerati con cautela dal momento che i report condotti dai media possono generare una forte influenza sulle percezioni. Un altro sondaggio di portata inferiore sullo stesso gruppo di riferimento, ha riportato che nel 2018 i manager HR credevano che ci fosse una discriminazione (81%), ma che solo una percentuale ridotta (33%) ha potuto constatarlo personalmente.
  • Lavorando nell’outplacement ci siamo imbattuti in casi di candidature di over 50 rifiutate senza motivi apparenti, nonostante il profilo sembrasse perfetto per il tipo di lavoro. Le statistiche mostrano che questa categoria riceve un maggior numero di rifiuti rispetto ai giovani.

 

Una valutazione personale

Entrambe le argomentazioni sono estremamente valide. Il quadro generale che se ne deduce mi è familiare, data la mia esperienza pluriennale in consulenza di carriera, outplacement, ristrutturazione e sviluppo industriale. La capacità di trovare un lavoro e avere un vantaggio competitivo sul mercato non dipende solo dal fattore età. L’età è solo una delle tante caratteristiche che determina se un professionista o manager possa effettivamente essere portato per una determinata posizione o per trovare un nuovo impiego. E’ comunque innegabile che ci sia una correlazione tra l’età e questo tipo di capacità. Per questo, è molto importante riconoscere quanto prima tutte le possibili caratteristiche che inficiano il profilo di una persona di età avanzata. Datori di lavoro e dipendenti hanno la stessa percentuale di responsabilità. Da un lato è troppo semplicistico considerare l’età come singolo fattore svantaggiante per un individuo, dall’altro le aziende dovrebbero prendere coscienza di questa problematica e sviluppare delle strategie per trattare l’età come una mera caratteristica personale. Ciò implica trovare un metodo per aiutare i dipendenti a restare nel mondo del lavoro su una base sostenibile. Per poter fare progressi in questo senso, non è sufficiente ascoltare solo le lamentele di coloro che sono stati colpiti direttamente da qualche problematica, ma piuttosto interfacciarsi con la maggioranza silente di over 50, che al momento non soffre di alcuna discriminazione. Questo è l’unico metodo per poter avere un quadro bilanciato della situazione, dal quale poter tutti apprendere qualcosa.

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